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Il parco nazionale copre un'area di 141.000 ettari e comprende i gruppi montuosi del Gran Sasso d'Italia, del massiccio della Laga e dei Monti Gemelli; al suo interno svetta il Corno Grande, che con i suoi 2912 metri è la cima più alta dell'Appennino. Sempre in questa catena è presente l'unico ghiacciaio appenninico, il Calderone, il più meridionale d'Europa e uno dei più grandi d'Italia.
Con i suoi 50 chilometri di lunghezza, il parco, orientato da nord-ovest a sud-est, si estende su tre regioni italiane, le Marche, l'Umbria e il Lazio, ed offre paesaggi molto vari e numerose testimonianze storico-culturali che racchiudono molta della storia del nostro paese.
E' composto da due sottocatene principali parallele, la prima più settentrionale che si estende dal Monte Corvo al Vado di Sole, e una più meridionale che va dal passo delle Capannelle al Monte Capo di Serre. Sono presenti altre aree montuose nella parte sud-orientale, caratterizzate da rilievi meno elevati quali il Monte Ruzza (1643 m.) e il Monte Bolza (m 1904 m.).
Numerosi i reperti archeologici ritrovati nella vasta area, da frammenti ossei dell'uomo di Neanderthal a quelli di animali non più presenti nell'area come leopardi e iene. Anche in tempi più recenti l'area, con i suoi passi che metteva in comunicazione le diverse zone appenniniche, è stata abitata da popolazioni dedite sia alla pastorizia che all'agricoltura.
Il territorio, caratterizzato nel passato dalla presenza di vastissimi boschi, è stato progressivamente spogliato di gran parte della sua vegetazione per fornire pascoli. Rimane comunque una enorme diversità, testimoniata dalle 2000 specie arboree presenti: faggete sul versante teramano e cerri, pioppi, castagni e aceri su quello a sud risvolto verso L'Aquila, dove si sta tentando di reintrodurre parte delle conifere presenti in Appennino quali il pino nero e l'abete rosso.
Tra gli arbusti spicca la presenza del ginepro e del mirtillo, mentre la flora è ben rappresentata nelle zone più elevate dalla stella alpina appenninica e dalla viola della Majella e poi da gigli, campanule, primule, genziane e molte specie di orchidee.
Molte le zone coltivate soprattutto a cereali e legumi con qualità uniche tra le lenticchie.
La fauna del Gran Sasso è caratterizzata da specie autoctone differenti nelle dimensioni e nell'aspetto da quelle simili presenti nel resto della nazione. L'esempio più evidente è quello dell'orso bruno marsicano di taglia relativamente ridotta e che sembrava in via di estinzione; ma sono anche sono presenti il lupo appenninico, la volpe, il gatto selvatico, il cinghiale, il daino, il capriolo e il camoscio da poco reintrodotto.
Anche tra i rettili sono presenti specie endemiche come la vipera dell'Orsini, mentre tra gli uccelli molti i rapaci come l'aquila reale, il falco, la poiana e lo sparviero.
Molto viva e peculiare la tradizione locale che offre un panorama molto ampio di lavori artigianali, piatti gastonomici, manifestazioni folkloristiche nelle sue centinaia di borghi piccoli o piccolissimi disseminati in tutto il territorio.
Molti gli sport paraticati nell'area del parco: ovviamente l'alpinismo dove le mete più sfidanti sono il Corno Grande e il Monte Camicia, il ciclismo su strada, con percorsi dai dislivelli importanti, e in mountain bike alla base della catena, e l'equitazione con una rete di percorsi complessivi che supera i 300 chilometri. Anche lo sci offre interessanti mete, prima fra tutte Campo Imperatore, con 15 km di piste per lo sci alpino e 60 per lo sci nordico, mentre molte sono le località dove poter praticare lo scialpinismo, tra cui il Monte Aquila,il passo Portella e la Fossa Paganica.
I moltissimi rifugi e i centri visita messi a disposizione del turista contribuiscono infine a rendere estremamente ricca la proposta di escursioni e trekking; 80 infatti sono gli itinerari sia a piedi, che in bici che a cavallo attualmente suggeriti per scoprire i tesori naturali e culturali presenti nel parco.
Per ulteriori informazioni:
www.gransassolagapark.it |