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Riflessione, sofferenza e introspezione. Il tutto avvolti nel silenzio di paesaggi naturali ancora quasi completamente vergini, dove anche gli antichi e graziosi borghi che si incontrano lungo il cammino paiono, messi da una mano invisibile, in assoluta armonia con il panorama circostante.
 Foto: Libero 12
E' possibile vivere queste sempre più rare emozioni e ammirare questi insoliti paesaggi nel corso del tratto pugliese del più lungo cammino religioso, quello che da Poggio Bustone – nel Lazio – conduce a Monte Sant’Angelo – in Puglia.
Lungo poco più di centro chilometri, il segmento pugliese parte da San Marco la Catola, nel Subappennino Dauno, per giungere, dopo 5 tappe, alla celebre località montana pugliese dove l’arcangelo Michele apparve al vescovo Lorenzo Maiorano. Il tutto in un continuo e piacevole susseguirsi di campagne e radure, ripidi “tratturi” – i sentieri di un tempo – e campi coltivati, interrotti di tanto in tanto dai piccoli e accoglienti paesini che ospitano i pellegrini con eccezionale calore.
La tradizione vuole che San Marco la Catola, punto di partenza del cammino, sia stato fondato da alcuni crociati di ritorno dalla Terra Santa, che portarono con sé il bellissimo bassorilievo tardo bizantino di Santa Maria di Josafat, conservato ancora oggi nel convento dei Cappuccini dove soggiornò Padre Pio. Usciti dal paesino inizia il sentiero che, dopo una breve salita, corre in cresta per poi immergersi in un bosco di faggi fitto e profumato. Un lungo su e giù conduce alla meta dalla prima tappa: Castelnuovo della Daunia, dove i Francescani minori permettono di dormire nel convento di Santa Maria Maddalena.
Sveglia presto e si riparte alla volta di Torremaggiore, raggiungibile dopo 21 chilometri di sentieri che abbandonano le colline pugliese per addentrarsi nel celebre Tavoliere. Durante questa tappa ci si può riposare all’ombra della chiesina rurale di Santa Maria della Stella, nella quale tutti gli anni viene riportata l’immagine della Vergine dal manto cosparso di stelle conservata in paese. Giunti a Torremaggiore è possibile visitare il bel castello e fare due chiacchiere con padre Nicola, che offre ospitalità nella parrocchia di San Matteo.
Santa Maria di Stignano è invece il traguardo del 3° giorno di cammino, il più «piatto», dato che si sviluppa interamente nel Tavoliere, dove l’occhio si perde in grandi lontananze punteggiate da antiche imponenti masserie. Si racconta che qui sostarono personaggi storici del calibro di San Francesco, Tommaso d’Aquino, Bernardo da Chiaravalle e Brigida di Svezia.
Superata questa ideale porta verso il cielo, si ricomincia a salire verso San Marco in Lamis e l’imponente monastero benedettino di San Matteo, che conserva una reliquia di san Matteo apostolo, un interessante museo archeologico e una ricchissima biblioteca. L’ultima notte a San Giovanni Rotondo può essere suggestiva, come suggestiva è la tomba d’oro in cui è sepolto Padre Pio.
Gli ultimi 22 chilometri che separano da Monte Sant’Angelo, la montagna sacra, possono sembrare una passeggiata. L’emozionante arrivo alla grotta dell’Arcangelo è reso ancor più piacevole dal fatto che gli 86 gradini necessari per raggiungerla sono in discesa. Nel paesino, tra le caratteristiche casette bianche e gli stretti vicoli, una scritta, sul portone del Santuario: “Questo è il luogo della potenza di Dio, la sua casa, la porta dei cieli”.
(2 novembre 2011)
(Federico Beltrami)
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