Piemonte: recupero strade militari dismesse

Il Consiglio regionale ha approvato oggi la legge che definisce le linee per il recupero, la tutela, la valorizzazione delle strade militari dismesse del Piemonte, nonché per un piano organico di rilancio di questi percorsi, in considerazione non solo della loro utilità pratica di collegamento tra le diverse borgate o per il raggiungimento degli alpeggi ma anche per una promozione turistica del territorio, in connessione con la rete dei sentieri.

L’approvazione di questa normativa è conforme inoltre alla legge n. 78 del 2001 “Tutela del patrimonio storico della Prima guerra mondiale”, che attribuisce allo Stato e alle Regioni, nell’ambito delle rispettive competenze, il compito di promuovere la ricognizione, la catalogazione, la manutenzione, il restauro, la gestione e la valorizzazione delle vestigia quali forti, fortificazioni permanenti ed altri edifici e manufatti militari, ma anche fortificazioni campali, trincee, gallerie, camminamenti, strade e sentieri militari.

L’arco alpino occidentale ospita infatti una parte consistente del patrimonio delle strade militari dismesse non soltanto dell’Italia, ma dell’Europa intera. È emerso da specifici studi che, tra la Valle d’Aosta, il Piemonte e la Liguria sono ubicati 2000 chilometri di strade militari dismesse, tra camionabili, carrellabili e mulattiere, costruite in diverse fasi storiche, in un periodo compreso tra il 1700 ed il 1940, epoca nella quale fu portato a termine il compimento del cosiddetto “Vallo Alpino”, un’imponente serie di strade e di opere di difesa che contrassegna tutto l’arco alpino occidentale senza soluzione di continuità. In questa parte delle Alpi si trovano, inoltre, le carrozzabili bianche a più alta quota: molte superano i 2000 metri di altitudine, alcune come l’Assietta arrivano a 2500 metri, altre come lo Chamberton a 3000 metri.

“È di fondamentale importanza sottolineare – spiega l’assessore Luigi Sergio Ricca – come queste strade rappresentino un patrimonio di inestimabile valore architettonico, paesaggistico, escursionistico e, quindi, turistico. Lungo questi percorsi si è svolta, infatti, la vita di generazioni di nostri antenati, per almeno tre secoli, in tempi di pace, ma soprattutto di guerra.
Di tutto questo restano molteplici testimonianze, tra le quali possiamo annoverare, sul territorio della nostra regione, il Forte di Jafferau, il Forte di Fenestrelle, il Forte di Vinadio ed impressionanti opere di difesa costruite e spesso mascherate nella roccia. L’esempio più significativo di rete di strade militari dismesse è rappresentato dalla Linea Cadorna”.
“Per molto tempo – conclude Ricca – le strade militari sono state abbandonate all’incuria e sono state interessate da frane e crolli e molti ricoveri e fortificazioni si sono ridotti a ruderi. Per questo è importante prevedere una serie di interventi conservativi e di recupero delle strade militari dismesse che devono essere considerate un vero e proprio monumento storico da promuovere e da far conoscere, anche come testimonianza e memoria degli eventi che le interessarono”.

(Claudio Beltrami)

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