FVG: Dolomiti Unesco, lo statuto

Approvato dalla Giunta regionale a metà febbraio lo statuto della Fondazione “Dolomiti-Dolomiten-Dolomites-Dolomitis Unesco”, come ha ricordato l’assessore alla Cultura del Friuli Venezia Giulia, Roberto Molinaro, Provincia di Udine e Provincia di Pordenone dovrebbero essere pronte verso fine marzo o al massimo nelle prime settimane di aprile a essere parti costituenti della Fondazione, dopo i necessari “passaggi” prima in Giunta e quindi nei rispettivi Consigli provinciali.

Le due Amministrazioni di Udine e Pordenone, con la Regione, sono infatti partner istituzionali, assieme alle Province di Belluno, Bolzano e Trento, della nuova Fondazione, chiamata a tutelare e a valorizzare, “con un vero lavoro di equipe”, questo patrimonio dell’Umanità riconosciuto tale dall’Unesco nel giugno dello scorso anno, come è stato ricordato – illustrando il comprensorio delle Dolomiti Friulane – dagli assessori provinciali di Pordenone, Michele Boria, e di Udine, Ottorino Faleschini, dal direttore generale di Turismo FVG, Andrea Di Giovanni, e dal responsabile della rivista “Meridiani Montagne”, Marco Ferrari.

Il Parco delle Dolomiti Friulane abbraccia infatti quasi 37 mila ettari, compresi nell’ambito dei circa 200 mila ettari dei “Monti Pallidi”, che insistono sul territorio di otto Comuni pordenonesi e udinesi.

Il riconoscimento ufficiale da parte dell’Unesco è stato anche frutto delle sinergie che le istituzioni sono riuscite a mettere in campo, è stato sottolineato: collaborazioni e coinvolgimenti che ora dovranno essere condivisi, è stato detto, non solo con le tante Amministrazioni municipali coinvolte nel progetto ma soprattutto con le comunità e le popolazioni locali “che vivono il territorio”.

Il “marchio” dell’Unesco alle Dolomiti italiane si presenta come una grande “opportunità”, ha osservato l’assessore Faleschini, ma ora la “prospettiva” è quella di sviluppare in quest’area così delicata un turismo di nicchia, d’elite, un turismo sempre più consapevole e sostenibile, che riesca a coniugare natura e culture locali.

Un turismo che rappresenta, per le Dolomiti friulane, una grande possibilità di crescita, una chance molto importante per il territorio, ha indicato Di Giovanni, che non può però svilupparsi all’insegna dei localismi.

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