Abruzzo: EIM, il problema “valanghe”

 

“Le tristi notizie relative alle due nuove vittime delle valanghe al Gran Sasso d’Italia ci addolorano e ci coinvolgono” questo il primo pensiero dell’On. Massimo Romagnoli, Presidente dell’EIM, “facendoci sentire particolarmente vicini alle famiglie, sia perché residenti nella stessa città di Roma, sia perché la disgrazia è avvenuta sul Gran Sasso d’Italia, dove, in particolare, l’Ente sta compiendo da anni uno sforzo notevole di ricerca ai fini della conoscenza, della prevenzione e della sicurezza”.

“D’altro canto, al dolore, come unico Ente governativo che si occupa della montagna italiana, è importante associare l’impegno affinché simili tragedie non abbiano a ripetersi” continua il presidente dell’EIM, “con un invito alla prudenza e all’assunzione di atteggiamenti e comportamenti responsabili e volti alla sicurezza”.
“La montagna non è matrigna e la neve non è assassina” conclude il Presidente dell’EIM “ma la riuscita di una bella giornata dipende solo dalle nostre scelte e dalla nostra capacità di valutazione, ricordando che quando non si verificano le condizioni per svolgere le attività in sicurezza si può cambiare itinerario, meta o rinunciare, magari concludendo la giornata in serenità ed amicizia, sedendosi insieme a tavola”.

In estrema sintesi, bisogna cambiare il nostro atteggiamento nei confronti della neve, sforzandosi di non limitarsi a scivolarci sopra con gli sci o a camminarci con ciaspole e ramponi, ma di andarla a conoscere più da vicino, al suo interno, per comprenderne la struttura, la storia e, quindi, aumentare le conoscenze e avere maggiori elementi per valutarne la pericolosità. Non limitandosi, quindi, alla sola superficie, perché la neve è una “creatura” in continua evoluzione e, soprattutto, non affrontando la montagna invernale superficialmente.

Anche a questo scopo, e con fini di prevenzione, da due settimane l’EIM sta pubblicando il “Diario settimanale della neve”, che viene proposto come strumento per accrescere l’informazione e stimolare scelte consapevoli e a favore della sicurezza. In particolare è importante segnalare che le condizioni della neve in Appennino Centrale sono radicalmente cambiate nel corso degli ultimi giorni, come evidenziato nei bollettini di ieri, 31 gennaio 2010, del servizio Meteomont (http://www.sian.it/infoMeteo/) da un pericolo marcato (grado 3 della scala di pericolo europea), per i comprensori del Terminillo, del Gran Sasso d’Italia e della Maiella.

A seguito della notevole attività eolica che ha portato alla formazione di lastroni da vento e alle condizioni preesistenti del manto nevoso (si veda, a titolo d’esempio il grafico del profilo del manto nevoso eseguito dall’EIM ai Prati di Tivo (TE) nel versante nord del Gran Sasso d’Italia e la relativa foto, che evidenzia un manto privo di consistenza e per di più caratterizzato da brina di fondo) le condizioni localmente arrivano anche ad un grado di pericolo forte (grado 4 della scala di pericolo europea). A conferma delle mutate condizioni, arrivano le segnalazioni di Angelo Grilli, esperto nivologo, con riferimento alla limitata valanga distaccatasi nel gruppo del Terminillo e che ha raggiunto la strada per la Sella di Leonessa, e in merito alla valanga del Monte Argentella e più in generale di un manto nevoso in fase di assestamento, ma ancora in condizioni “critiche” su molti versanti nel gruppo dei Monti Sibillini.

Sono state segnalate sulla stampa e dal sito web specializzato “Over the top” (http://www.thetop.it/index.php?page=home), una valanga a Pescasseroli e all’Aremogna e diversi distacchi nelle Marche e in Abruzzo.
La prudenza suggerisce che al momento, almeno in Appennino Centrale e in alta quota, l’attività escursionistica e sci-alpinistica (ma anche di semplice fuoripista) deve essere limitata al massimo (e soltanto ai pochissimi itinerari sicuri e senza pericoli oggettivi) e mai effettuata senza ARTVA acceso e in trasmissione, pala e sonda.
Un’attenzione particolare dovrà essere posta a tutti i versanti esposti ai quadranti orientali, dove l’attività eolica associata alle perturbazioni atlantiche ha creato cornici e, nelle zone sottovento, lastroni.

(Claudio Beltrami)

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