Valorizzare i prodotti di montagna

 

E’ un progetto voluto dall’Ente italiano per la montagna, e da poco giunto alla sua fase conclusiva.

Da principio c’è stato il censimento e la mappatura delle produzioni agroalimentari della montagna italiana, quelle non ancora protette dagli strumenti di certificazione della qualità e tipicità voluti dalla Ue. Attraverso il sistema GIS, “Geographic Information System”, si è riusciti ad individuare 2500 prodotti agroalimentari tradizionali.

In particolare si sono presi in esame cinque casi rappresentativi delle principali filiere produttive della montagna italiana: le erbe officinali della Valcamonica, la pecora “Sopravissana”, il formaggio “Toma” della Valsesia, il pane di patate della Garfagnana e la noce del Regio Tratturo. Ne è uscito uno studio non solo sui prodotti ma sul territorio dove questi prodotti vengono coltivati o allevati.

Si è poi passati ad esaminare i diversi tipi di impresa agricola italiana, trovando che esiste ancora una difficoltà di comunicazione tra ricercatori, produttori, divulgatori, politici e amministratori. Attraverso questa analisi si vuole portare innovazione tecnologica e organizzativa nelle imprese del settore agroalimentare di montagna, una visibilità maggiore  per i prodotti e una loro più giusta remunerazione sul mercato sia nazionale che estero. E poi un aumento occupazionale, con la nascita di nuove imprese.

Tra i prodotti presi in esame e posti sotto la “lente di ingrandimento”, le erbe officinali della Valcamonica, usate come tali o sotto forma di derivati nei settori alimentare, farmaceutico, dietetico, cosmetico. Rappresentano un patrimonio da valorizzare, in parallelo con l’espandersi del bisogno di genuinità e naturalità sempre più avvertito dai consumatori.
Per saperne di più sul progetto dell’Ente italiano  della montagna: www.fimont.org

Roberta Folatti

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