Tartufo: risorsa turistica ed economica

 

In Umbria – dove circa il 44 per cento del territorio è coperto da boschi – sono presenti 704 tartufaie controllate, per una superficie oltre 2.450 ettari, 215 tartufaie coltivate e legalmente riconosciute, per una superficie di 283 ettari.

Negli ultimi anni i raccoglitori di tartufi, muniti di tesserino ed in regola con il pagamento della tassa regionale versata alle Comunità montane (€ 111, 5), sono stati in media circa 5.400 l’anno. Numeri abbastanza rilevanti, che destano l’attenzione delle stituzioni regionali.

 

“La tartuficoltura e la raccolta dei tartufi in generale – ha detto l’assessore regionale all’Agricoltura Fernanda Cecchini – rappresentano un’importante attività economica per l’Umbria, sia a livello di produzione che di trasformazione, distribuzione e commercializzazione, oltre a rivestire un ruolo rilevante dai punti di vista della tutela e della promozione turistica del territorio e dell’ambiente naturale. Si tratta di una grande risorsa che non è presente in tutta la Penisola – ha aggiunto – un motivo in più per incentivarne la ‘cura’ anche attraverso la piena attuazione alle norme regionali introdotte nel 2004 e un intervento sulla regolamentazione che ne salvaguardi la produzione”.

 

L’Assessore si è assunto anche l’impegno di conciliare gli interessi dei raccoglitori con quelli dei proprietari e gestori di tartufaie. C’è l’esigenza, posta con forza dall’Unione tartufai, di trovare un punto d’incontro, per studiare adeguate risposte alle richieste ed alle aspettative dei proprietari dei terreni, salvaguardando al contempo la libera ricerca dei tartufi da ogni prevaricazione e limitazione contraria ai principi della legge nazionale.
Inoltre, è stato evidenziata la preoccupazione per la costante e lenta riduzione del patrimonio tartuficolo naturale e l’esigenza della tutela della ricerca sociale che coinvolge migliaia di cittadini che si riversano nei boschi alla ricerca del pregiato tubero.

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