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Si inerpica in un contesto di assoluto fascino, lungo una forra di origine glaciale, stretta e profonda.

E’ stata utilizzata fino agli anni ’80 la Via Mala, poi altri tracciati più sicuri l’hanno sostituita, lasciando i tratti più suggestivi in stato di abbandono. Ricoperti di vegetazione, aggrediti dall’erosione dell’acqua hanno acquistato quell’aria di decadenza che piace tanto a pittori e letterati.
Già il nome, Via Mala, le regala un alone di misteriosità, quasi fosse una strada maledetta. Ora un progetto della Comunità Montana Val di Scalve e della Provincia di Bergamo, intende renderla più accessibile a turisti, sportivi, appassionati di montagna e di luoghi insoliti. La zona è già conosciuta e frequentata soprattutto da amanti del canottaggio, dell’arrampicata e da pescatori ed escursionisti. Ma l’idea è quella di valorizzarla ulteriormente, mettendo in sicurezza i tratti più pericolosi e creando piste ciclopedonali e punti panoramici attrezzati.
Essendo ricchissima a livello paesaggistico e naturalistico, mantenendo tracce delle attività minerarie che si svolgevano nella zona – si estraeva soprattutto ferro, sin dall’età preistorica – essendo caratterizzata da graffiti rupestri, roccoli e sentieri, oltre che da panorami di grande suggestione, l’area della Via Mala diventerà un Parco Museo geologico a cielo aperto. Il progetto di recupero assomma quindi più finalità, di tipo turistico, culturale e scientifico e promette di valorizzare l’intera Val di Scalve e i suoi comuni.
Roberta Folatti
(29 marzo 2011) |