Orsigna, valle amata da Terzani

 

Nei tempi andati era zona di confine, all’incrocio fra le terre del Papato e quelle del Granducato di Toscana. La valle di Orsigna, sulla montagna pistoiese, dista 75 chilometri da Firenze ma con il comune di Granaglione è già provincia di Bologna. Circondata da monti che non arrivano ai 2000 metri, è ricoperta di boschi di castagno e di faggio.

Nei tempi andati era zona di confine, all’incrocio fra le terre del Papato e quelle del Granducato di Toscana. La valle di Orsigna, sulla montagna pistoiese, dista 75 chilometri da Firenze ma con il comune di Granaglione è già provincia di Bologna. Circondata da monti che non arrivano ai 2000 metri, è ricoperta di boschi di castagno e di faggio.

Il paese di Orsigna è minuscolo e sarebbe sconosciuto ai più se non fosse stato spesso al centro dei racconti del giornalista e scrittore Tiziano Terzani. Portato per la prima volta da bambino, nel 1945, dal padre che sciava “legando le palanche delle staccionate alle scarpe”, trovò in quel villaggio sperduto un luogo in cui mettere radici, al ritorno dai suoi viaggi avventurosi intorno al mondo.

Nella gente di Orsigna Terzani riconosceva quel buon senso, quella solida saggezza che non ha bisogno di nutrirsi di cultura o di esperienze eccezionali. “Io andavo in capo al mondo – scrive il giornalista – a cercare di capire qualcosa; loro, senza saper nè leggere nè scrivere, restando sempre lì ma facendo d’ogni piccolezza un capitale, s’eran costruiti un gran sapere”. Terzani, autore di coinvolgenti reportage sull’Asia, si fece affascinare dalle tradizioni, dalle credenze popolari di quei luoghi così normali rispetto all’esotismo di Giappone, India, Afghanistan, Cina. Ma gli abitanti di Orsigna, “il piccolo borgo senza storia e senza eroi”, sapevano ammantare ogni angolo della loro valle di storie tramandate di generazione in generazione, a metà fra leggenda e superstizione.

Non si fatica a comprendere l’innamoramento di Terzani per questa terra – al punto che si costruì casa ad Orsigna e convinse i figli a trascorrere in valle almeno due mesi l’anno. Meta di un turismo montano di nicchia, la zona è adatta a chi apprezza i luoghi poco antropizzati, ancora relativamente “selvaggi”. Da Orsigna partono diversi sentieri che conducono al lago Scaffaiolo e al Corno delle Scale, ma vale la pena di salire anche al monte Pidocchina sopra Pracchia: dai suoi 1300 metri si gode di un panorama spettacolare.

Sull’etimologia del nome ci sono versioni differenti, qualcuno lo attribuisce alla presenza di orsi. Ai giorni d’oggi non si rischia più di incontrarne ma i boschi sono rigogliosi, densi di quella storia minuta, un po’ misteriosa, che caratterizza le valli chiuse e isolate.

Roberta Folatti

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