Morto Lacedelli, pioniere del K2

 

Non saprei dire se l’impresa più faticosa, per questo grande alpinista, sia stata la conquista del K2, nel lontano 1954, o la confessione, che pochi anni fa ha fatto, che le cose, in relazione alla famosa impresa, erano andate un po’ diversamente da come erano state raccontate ufficialmente.

La prima cosa che mi piace ricordare di lui era il suo amore per tutte le nostre montagna: “Ho negli occhi immagini e sensazioni indelebili delle Alpi, degli Appennini, dei vulcani della nostra nazione” e poi “Mi ha sempre incuriosito conoscere le montagne d’Italia. Resta impresso nella mia mente il Gran Sasso, con le sue bellissime “vie” alpinistiche, l’Etna per il panorama eccezionale che offre dalla cima, dove lo sguardo domina su tutta la Sicilia circondata dal mare. E poi le Apuane, cariate dai cavatori di marmo, ma belle, con il loro granito molto solido” (testo raccolto da M. Spampani). Tutti conoscevano il suo amore profondo per le Dolomiti, le più amate, ma era bello il suo desiderio di aprirsi e andare alla scoperta anche di altri luoghi capaci di affascinarlo, che non necessariamente dovevano essere lontani ed esotici.

Incominciò a scalare a quattordici anni, e non ha mai smesso. A settantanove anni, nel 2004, era tra quelli che avevano voluto festeggiare l’anniversario della conquista del K2. L’ho incontrato che saliva lungo il Baltoro, uno tra gli altri che ripercorreva il lungo ghiacciaio per tornare al Campo Base. Non aveva scelto l’elicottero o altre scorciatoie ma il sacco sulle spalle.

Resta poi la grande impresa, con le sue luci e le sue ombre. Di sicuro quel fatidico 31 luglio 1954, alle 18, lui e Achille Compagnoni, deceduto qualche mese fa, raggiunsero la vetta, a 8.611 metri. La seconda al mondo , ma la più difficile. Una impresa epica. Poi era tornato e aveva ripreso la sua attività con gli Scoiattoli di Cortina. Non aveva mai voluto raccontare la sua versione dei fatti, se si fosse fatto uso dell’ossigeno fino in vetta, se ci fosse stato un “primo” ad arrivare in cima, lui o Achille, e il ruolo di Walter Bonatti, accusato di aver utilizzato l’ossigeno e aver abbandonato l’hunza Mahdi. Solo recentemente aveva smentito la versione di Ardito Desio, capo della spedizione, riabilitando il ruolo di Bonatti, ostacolato nella sua azione di supporto all’impresa, e ammettendo l’uso delle bombole.

Andrea Panagia

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