Parchi naturali italiani: luci ed ombre

 

Aree protette a tutela della bio-diversità e delle tradizioni, strumenti di coesione sociale, di promozione economica e del territorio, realtà che generano 2 miliardi di fatturato e 86 mila occupati. Nonostante queste virtù, i parchi italiani vivono oggi un momento di difficoltà, minacciati dalle speculazioni edilizie e sempre meno supportati da finanziamenti e sovvenzioni pubbliche.

Questo il quadro che emerge dalla recente ricerca di Federculture e Federparchi, il primo rapporto sul patrimonio culturale custodito all’interno dei parchi. Un primo problema, come ammonisce Roberto Grossi, presidente di Federculture , riguarda la dimensione gestionale-amministrativa. “Il 70 per cento dei parchi è amministrato direttamente da province o regioni, mentre sarebbe necessario affidarlo ad enti specifici”. Un secondo problema riguarda lo scarso interesse che le istituzioni hanno dimostrato negli ultimi anni per quanto riguarda l’istituzione e la promozione delle aree protette. Basti pensare che, se tra il 1991-2003 si istituivano 18 degli attuali 24 parchi nazionali, dal 2003 ad oggi n’è stato istituito solo uno.

Nessun conforto ci viene dal raffronto con i paesi dell’Unione europea: con i suoi 3 milioni e 494mila ettari di superficie protetta (11,69% della superficie totale), l’Italia si trova all’ottavo posto nella classifica relativa ai paesi UE, ben al di sotto della Germania (59,4%), in prima posizione, ma anche di Estonia (36,3%), Polonia (29,2%) e Repubblica Ceca (25,9%). Alla luce degli scarsi finanziamenti pubblici (241 milioni di euro nel 2008, lo 0,015% del PIL) e del taglio del 10% per quanto riguarda le sovvenzioni ai parchi nazionali, la situazione dei parchi italiani non sembra poter migliorare nel breve periodo. Tanto più se si considera come le risorse incamerate in media dai parchi italiani grazie alle loro attività non superino il 12% dell’intero bilancio. Virtuosa eccezione è quella dei toscani “Parchi della Val di Cornia”, consorzio di sei parchi gestito da una società controllata per il 90 per cento dai Comune e per il restante 10 per cento da privati, che nel 2007 ha raggiunto il pareggio di bilancio grazie a visite guidate ed altre attività. Anche quest’area protetta, modello di efficienza e di successo, è minacciata dalla speculazione immobiliare, terzo grande motivo di rischio per i parchi italiani. I comuni si stanno infatti dimostrando incapaci di tutelare le aree protette, i cui valori fondiari, in virtù della bellezza e della natura incontaminata dai propri paesaggi, risultano estremamente allettanti.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *