Convivere, noi e il lupo

 

E’ tornato ad “abitare” lungo la catena appenninica, il lupo. Si stima che nel nostro paese ce ne siano circa 800 esemplari, anche se la sua presenza è elusiva, la si deduce dalle tracce lasciate più che da veri avvistamenti.

Foto: Wikipedia

Il problema è che essendo un predatore, causa dei danni ad allevatori e agricoltori. Se la a presenza è indice del buono stato di conservazione degli ecosistemi, causa anche apprensione per l’impatto che può avere sugli animali domestici allevati allo stato brado.

La Provincia di Parma segue da tempo la questione e ha voluto prima di tutto rassicurare gli abitanti e i frequentatori delle zone appenniniche. Queste le parole dell’Assessore ai Parchi Gabriella Meo: “Il lupo non rappresenta un pericolo per la popolazione ma bisogna prendere atto che il rapporto con gli agricoltori e la zootecnia di montagna va regolato in modo diverso Per questo abbiamo fatto un importante investimento che prevede il rimborso completo e rapido dei danni qualora ci fossero attacchi a bestiame sia da parte di lupi che di cani rinselvatichiti. In più c’è un contributo per lo smaltimento della carcassa. Poi siamo impegnati con un progetto che prevede recinti antilupo sia fissi che mobili e monitoraggio su tutta la specie per conoscere nel dettaglio la sua presenza”.

Ci sono inoltre due iniziative per conoscere meglio questo animale, entrambe promosse dal parco dei Boschi di Carrega. I progetti “ Mai più bocconi avvelenati – Il Lupo e gli altri” (al quale partecipano anche la Riserva Orientata Monte Prinzera e il Parco Fluviale Regionale dello Stirone) e “Il lupo in provincia di Parma” puntano a prevenire gli attacchi – con l’individuazione di situazioni a rischio e l’installazione di recinti fissi che proteggano il bestiame, a formare il personale che effettuerà i monitoraggi, e a sfatare alcune paure che circondano questi animali. “E’ ora di lasciarsi alle spalle i pregiudizi o le visioni indotte dalle favole e riservare i nostri sforzi per la gestione del fenomeno, ponendosi l’obiettivo di tutelare i lupi e tutelare gli agricoltori” ha commentato Margherita Corradi, direttore del Parco regionale.

La conoscenza è una delle strade verso una più riuscita “convivenza”. L’altra è quella pensata dalla Provincia per “mitigare” l’eventuale azione predatoria con i contributi per danni ad animali. Allo scopo di attuare modalità celeri di indennizzo, è stato costituito un apposito fondo affinché agli allevatori danneggiati possano essere erogati entro 60 giorni. I contributi possono essere richiesti dagli imprenditori agricoli che esercitano attività di allevamento di animali. Sono indennizzabili i seguenti capi: bovini, ovini e caprini, cervidi, suini ed equini.

Il modulo richiesta danni e scaricabile dalla sezione “Aree Protette” del portale www.ambiente.parma.it – “Indennizzi agli agricoltori per danni causati da cani randagi o predatori”.

Roberta Folatti

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