C’è vita tra i ghiacci del Gran Sasso

 

Assenza di luce, temperature quasi costantemente al di sotto dello zero, scarsità di ossigeno e di nutrienti, pressioni elevatissime: eppur c’è vita.
Una recente ricerca condotta dalle Università di Perugia e Milano e dall’Ente Italiano della Montagna ha infatti certificato la presenza di organismi microbici nel ghiacciaio del Calderone, sul Gran Sasso d’Italia.

A causa delle loro caratteristiche climatiche estreme, gli ambienti glaciali come l’Artide, l’Antartide, i ghiacciai polari ed alpini sono considerati dagli esperti come tendenzialmente privi di vita.
I recenti studi in terra d’Abruzzo hanno invece evidenziato la presenza diffusa di cellule vive di lieviti, intrappolate nel ghiaccio e nei sedimenti glaciali del maggiore massiccio degli appennini.
Gli esperti ipotizzano che la capacità di sopravvivenza di questi organismi psicofili, in grado, cioè, di sopravvivere a bassissime temperature, sia dovuta a specifici meccanismi di adattamento fisiologico.

Considerando il posizionamento geografico meridionale del ghiacciaio del Calderone, per gli studiosi è risultato ancor più sorprendente osservare la corrispondenza tra i lieviti presenti sulle nevi del Gran Sasso e quelli presenti tra i ghiacci degli ambienti polari per eccellenza: l’Artide e l’Antartide.
Il ritrovamento di queste forme di vita all’interno di un ghiacciaio considerato, dai più, in via di estinzione, dà nuova vita alle speranze di sopravvivenza di habitat glaciali alle basse latitudini, e conferma le peculiarità dell’ambiente di alta quota del Gran Sasso d’Italia, già al centro delle attenzione degli studiosi per le particolare caratteristiche dei suoi ghiacci e delle sue rocce.

(Federico Beltrami)

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *