Appennino Parco d’Europa, il rilancio

Con il progetto APE – Appennino Parco d’Europa – si vuole comunicare la straordinaria relazione che si è creata tra il sistema ambientale e territoriale appenninico e l’istituto del Parco, inteso quest’ultimo come strumento non solo di conservazione, ma anche di riscatto culturale, economico e sociale per aree segnate da secoli di marginalità. Si tratta, infatti, di un progetto di conservazione della natura indissolubilmente legato alle politiche di sviluppo territoriale e rurale e che intende integrare la politica dei parchi con le altre politiche per orientarle alla sostenibilità, riconoscendo la montagna come risorsa strategica. Si propone, inoltre, di favorire la promozione di azioni coordinate tra il sistema dei parchi, gli enti locali, le regioni e le amministrazioni centrali dello Stato, in grado di orientare ad uno sviluppo sostenibile tutto l’ambiente appenninico, anche quello non interessato dalle aree protette ma ad esse connesso.

L’ambito territoriale interessato dal progetto APE comprende i territori che si distribuiscono lungo la dorsale dal Passo di Cadibona fino all’Aspromonte e alla Sicilia ed è costituito da territori montani dotati di omogeneità geomorfologica e di diversità storiche e culturali, a cui si aggiungono altri ambiti per connessione o prossimità. Oggi le aree naturali protette dell’ambito di APE costituiscono più del 50% della superficie protetta del Paese, facendone emergere il peso nel Sistema nazionale di aree protette. Anche la relazione con la Rete Natura 2000 restituisce in modo immediato quel ruolo di grande spazio di connessione che l’Appennino assolve nei confronti della Rete Ecologica Nazionale.

Di seguito i principali passi del progetto, dalla creazione all’ultimo atto ufficiale.

Dicembre 1995, L’Aquila. Si tiene il Forum di APE, promosso da Legambiente, dalla Regione Abruzzo e dal Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio, che costituirà la prima tappa di un lungo e significativo percorso culturale ed istituzionale, che porterà all’adesione e alla condivisione del progetto da parte della Federazione dei Parchi e delle Riserve Naturali, dell’Unione Province Italiane, dell’Unione Nazionale Comuni ed Enti Montani e di una vasta platea di soggetti associativi, culturali e imprenditoriali.
Maggio 1997, Orvieto. Si tiene la Convenzione delle regioni dell’Italia centrale (Toscana, Umbria, Marche, Lazio) in cui si individua APE tra i progetti strategici prioritari.
Settembre 1997, Roma. Prima Conferenza nazionale sulle aree naturali protette che riconosce APE tra i progetti strategici del sistema nazionale.
1998. Sull’esempio di APE la Federparchi propone il progetto CIP – Coste Italiane Protette e la stessa Legambiente il progetto ITACA – la Rete delle isole minori del Mediterraneo. Con la legge 426/98 si prevede il riconoscimento e il finanziamento dei progetti di sistema e la loro realizzazione attraverso accordi di programma tra i diversi attori sociali ed istituzionali.
Marzo 1999. Il Ministero dell’Ambiente con il Programma “Rete ecologica nazionale” propone ed ottiene l’inserimento di APE e degli altri progetti di sistema nei programmi nazionali e regionali per l’utilizzo dei Fondi Strutturali dell’Unione Europea 2000-2006.
Aprile 1999. Viene firmato l’accordo tra il Ministero dell’Ambiente e la Regione Abruzzo, in qualità di coordinatrice del progetto APE, finalizzato alla realizzazione e alla promozione del Programma d’Azione per lo Sviluppo Sostenibile dell’Appennino, che sarà approvato nel marzo 2000.
Agosto del 2000. Il Ministero dell’Economia assegna 18 milioni di euro per la realizzazione dei primi progetti strategici di rilievo interregionale relativi ai grandi itinerari storico culturali. Per la prima volta con le risorse destinate ai grandi progetti infrastrutturali a valenza nazionale viene finanziato un progetto come APE, affermando così il concetto di sistema infrastrutturale ambientale che ne è alla base.
Giugno 2001. La Commissione Intermediterranea della Conferenza delle Regioni periferiche e marittime d’Europa adotta la risoluzione per lo sviluppo sostenibile e la salvaguardia dell’ambiente delle montagne del Mediterraneo, prendendo come riferimento APE.
Ottobre 2002, Torino. Alla Seconda Conferenza nazionale sulle Aree Protette vengono presentati i risultati delle ricerche e delle indagini conoscitive, promosse dal Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio, relative all’Appennino e finalizzate alla definizione delle strategie complessive del progetto APE.
Novembre 2002, Castelldefels (Barcellona). Viene presentato il progetto APE nel Seminario internazionale “Governance: Protected Areas and Istitution in Mediterranean Region” organizzato dalla IUCN – Centre for Mediterranean Cooperation e dal Servicio de Parques Naturales della Diputaciòn di Barcelona.
Marzo 2003, Bari. Nell’ambito di Mediterre, la Fiera dei Parchi del Mediterraneo, Legambiente propone di avviare il progetto “Montagne del Mediterraneo”, a partire dalla esperienza di APE.
Luglio 2003, Sarajevo (Bosnia-Erzegovina). In occasione della “Conferenza delle Aree Naturali Protette-Italia e Bosnia Erzegovina per la conservazione della natura e lo sviluppo sostenibile”, organizzata dal Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio, dal Ministero del Commercio con l’Estero e le Relazioni Economiche Internazionali della Bosnia Erzegovina, dalla locale Ambasciata d’Italia, congiuntamente alla Federazione Italiana dei Parchi e delle Riserve Naturali, a Legambiente e all’UNESCO (Regional Bureau for Sciences in Europe), si è deciso l’avvio di un progetto comune per l’area adriatica, che partendo dal sistema ambientale e territoriale dei Balcani e ispirandosi ad APE, contribuisca allo sviluppo del progetto “Montagne del Mediterraneo”.
Settembre 2003, Durban (South Africa). Si tiene il Vth World Park Congress organizzato dalla IUCN. In occasione della presentazione del progetto “APE- Appennino Parco d’Europa”, viene lanciato il progetto “Montagne del Mediterraneo”.
Giugno 2004 Napoli. Si tiene la Conferenza dei membri IUCN dei Paesi del Mediterraneo. La conferenza approva la “Dichiarazione di Napoli” nella quale viene riconosciuto e promosso il ruolo strategico delle politiche di sistema per la conservazione dei grandi sistemi ambientali mediterranei, con particolare attenzione a quelli montuosi.
Novembre 2004 Bangkok (Thailandia). Si tiene il 3rd IUCN World Conservation Union, in cui viene approvata dal Congresso la risoluzione “L’Alleanza per le montagne del Mediterraneo”, presentata da Legambiente e sostenuta da CED-PPN, European Centre on Nature Park Planning (Dipartimento Interateneo Territorio, Politecnico di Torino), DEPANA – Lliga per a la Defensa del Patrimoni Natural, Federparchi, LIPU – BirdLife Italia, Servei de Parcs de la Diputació de Barcelona e California Institute of Public Affairs. L’adozione della risoluzione e l’impegno della IUCN a perseguire i sui obiettivi rappresenta un passo fondamentale verso la Convenzione delle montagne del Mediterraneo.
Febbraio 2005, L’Aquila. Il 24 febbraio viene sottoscritta la Convenzione degli Appennini. La prima convenzione al mondo che riconosce il ruolo centrale delle aree protette è stata firmata da Ministero dell’Ambiente e della tutela del territorio, Anci, Upi, Uncem, Legambiente, Federparchi e tutte e quindici le regioni interessate dalla dorsale appenninica (Lombardia, Piemonte, Liguria, Toscana, Emilia Romagna, Umbria, Marche, Abruzzo, Lazio, Molise, Campania, Basilicata, Puglia, Calabria, Sicilia). Con la firma si è conclusa la prima fase del progetto APE – Appennino Parco d’Europa, apertasi dieci anni fa con il Forum di presentazione del progetto promosso da regione Abruzzo, Ministero dell’Ambiente e Legambiente.
Aprile 2007, Roma. Il 18 Aprile la Conferenza dei Presidenti delle Regioni ha approvato un documento che rappresenta l’avvio concreto della Convenzione. Si tratta di uno strumento unitario di indirizzo che, in coerenza con quanto individuato con la priorità 5 del Quadro Strategico Nazionale, accompagnerà la fase di programmazione delle risorse comunitarie per il periodo 2007-2013 in quanto consente di individuare obiettivi coerenti con il programma originario di APE, e per definire meglio la strategia d’intervento per la transizione dai progetti pilota all’attuazione dei progetti integrati d’area della seconda fase.

E finalmente il progetto riprende…
Gennaio 2010, Firenze. Tre Regioni si impegnano a redigere progetti in grado di valorizzare l’Appennino come parco d’Europa, facendo leva sulle grandi risorse ambientali e culturali presenti nelle zone montane. E’ questo il senso del “Protocollo d’intenti per l’attuazione della Convenzione degli Appennini” sottoscritto oggi a Sarzana dagli assessori all’ambiente di Liguria ed Emilia Romagna, Franco Zunino e Lino Zanichelli e dall’assessore ai parchi e alle aree protette della Toscana, Marco Betti.
«Vogliamo – spiega l’assessore toscano Betti – mettere i nostri parchi in rete e dare il via ad iniziative di marketing territoriale, perché la parte settentrionale dell’Appennino diventi a tutti gli effetti un grande parco di valenza europea. E’ l’impegno congiunto a sviluppare azioni specifiche per la salvaguardia de lla biodiversità, la valorizzazione delle risorse storiche e culturali, il turismo sostenibile, la manutenzione attiva del territorio tramite il coinvolgimento diretto di cittadini e imprenditori locali e l’educazione ambientale rivolta ai giovani».
Il programma d’area prevede infatti azioni per monitorare fauna ed ecosistemi e interventi per frenare la perdita di biodiversità. I partner del progetto sono Legambiente e tre Parchi nazionali, quello dell’Appennino tosco emiliano, quello delle Foreste Casentinesi e quello delle Cinque Terre, insieme a cinque parchi regionali: delle Alpi Apuane, di Migliarino-San Rossore e Massaciuccoli, dell’Alto Appennino modenese, delle Valli del Cedra e del Parma e di Montemarcello Magra.
Saranno favoriti gli scambi culturali e le iniziative di promozione turistica nell’area compresa tra il delta del Po e le Foreste Casentinesi e si lavorerà nell’ambito della Carta europea del turismo sostenibile alla qualificazione dei servizi turistici e alla certificazione territoriale e ambientale. Nelle montagne tosco liguri emiliane si incentiveranno la riqualificazione forestale e l’impiego del legname in sede locale per il rilancio delle lavorazioni tradizionali, ma anche la diffusa applicazione di tecniche di bioarchitettura e il miglioramento dell’efficienza energetica. Il progetto “Estate nei parchi e nelle aree protette” mirerà invece a valorizzare queste aree come luoghi dove sperimentare nuove forme di sviluppo sostenibile, anche attraverso soggiorni estivi per ragazzi.

Toscana, Liguria e Emilia hanno deciso infine di dar vita ad un Comitato congiunto incaricato di redigere un programma d’azione coordinato tra tutti i soggetti che nel 2006 hanno sottoscritto la Convenzione nazionale degli Appennini, cioè il Ministero dell’Ambiente, l’Uncem, l’Upi, l’Anci, Federparchi, Legambiente e le quindici Regioni della dorsale appenninica.

(Claudio Beltrami)

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