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Piccoli volatili in pericolo: che fare?

 

In genere i genitori intervengono prontamente, e questa è la soluzione migliore per il piccolo uccello. Il soccorso degli adulti della stessa specie è più efficace di quello umano, anche quando ad intervenire è un centro di recupero specializzato.



Foto: Armando Ruinelli

Ma può accadere che il “nidiaceo” per qualche ragione non riesca a trovare aiuto dai suoi “familiari”, che fare allora? Le risposte sono sintetizzate in un pieghevole realizzato dalla Provincia di Torino, in distribuzione in queste settimane presso gli studi veterinari, le associazioni ambientaliste e presso tutte le sedi della Provincia.

 “E’ bene ricordare che la mortalità naturale degli uccelli è comunque molto elevata. - spiegano i tecnici del Servizio Tutela Fauna e Flora della Provincia - Entro il primo anno di vita si attesta sul 70%. Chi si imbatte in un piccolo animale in apparente difficoltà deve sforzarsi di capire quando è il caso di intervenire e quando la natura e le cure parentali sono più efficai dell’uomo”. A questo scopo la LIPU (Lega Italiana Protezione Uccelli) e il GPSO (Gruppo Piemontese Studi Ornitologici) hanno fornito alla Provincia alcune semplici indicazioni sul come comportarsi in caso di ritrovamento di un animale in difficoltà. Su tali indicazioni hanno concordato anche gli esperti del WWF interpellati dal Servizio Tutela Fauna e Flora. 
 
 I pulcini nidifughi (ad esempio anatre, gallinelle d’acqua, quaglie, starne) non vanno assolutamente toccati. In queste specie all’approssimarsi di un pericolo (inclusa la presena umana), i genitori si allontanano dai pulcini emettendo richiami d’allarme e questi si nascondono immobili, ma non vengono abbandonati. Appena il pericolo cessa, i genitori ritornano e riprendono le cure parentali. Pertanto questi animali non devono assolutamente essere raccolti o rimossi da dove si trovano. Se accadesse di osservarne uno in evidente pericolo di vita, ad esempio in mezzo a una strada trafficata, questo può essere spostato sul bordo della via.

I pulcini nidicoli (ad esempio, passerotti, aironi cinerini, rapaci diurni e notturni) vanno sempre lasciati nei nidi, ai quali non bisogna avvicinarsi, per evitare il rischio che, nel caso in cui i pulcini siano già un po’ sviluppati, abbandonino prematuramente i nidi stessi. Molti rapaci notturni e passerotti abbandonano il nido quando non sanno ancora volare bene (in questa fase spesso hanno il piumaggio ancora un po’ macchiettato e la coda corta) e si tengono al coperto fra i cespugli. In questo stadio non vanno disturbati, poiché i genitori sono sicuramente nelle vicinanze e continuano a nutrirli. Se c’è un predatore (ad esempio un gatto) nelle vicinanze, è opportuno cercare di allontanarlo.

I Rondoni iniziano a sperimentare il volo precocemente e possono essere trovati a terra, magari feriti. Questo è l’unico caso in cui è opportuno recuperare il volatile, perché dopo l’involo i giovani non vengono più seguiti dai genitori, mentre nutrendoli per pochi giorni è possibile rilasciarli in natura con successo.
In conclusione, solo nel caso in cui ci sia un pericolo immediato o si tratti di un pulcino di rondone, è opportuno intervenire. Nel primo caso spostando l’uccello in un luogo sicuro; nel secondo, mettendolo dentro una scatola di cartone, a cui devono essere praticati alcuni fori per far circolare l’aria. Il piccolo va portato entro breve termine all’Ospedale Veterinario Universitario, in via Leonardo da Vinci 48 a Grugliasco.

L’Ospedale è aperto tutti i giorni dell’anno, con orario continuato (dalle 20 alle 8 del mattino dei giorni feriali e durante i giorni festivi per accedere è necessario suonare al citofono) e risponde ai numeri telefonici 011-6709053 e 349-4163347.

(30 maggio 2011)

 

 


 

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