Ciaspole, avanti tutta

Tutto è cominciato con un paio di racchette da neve in bambù, del tipo a fagiolo. Ai tempi, una ventina d’anni fa, non erano in molti a girare con le ciaspole, ci si arrangiava con i pochi modelli sul mercato e per lo più si andava in giro per stradine forestali o altopiani; nel migliore dei casi si puntava a qualche cima arrotondata sui 2000 m di quota. Oggi i tempi sono cambiati, le ciaspole sono di gran moda, un grande business per gli operatori del settore, soprattutto oltralpe. In Francia e in Germania non c’è itinerario che non venga proposto con le racchette, dai boschi all’alta quota, su fino al Rosa, al Gran Paradiso, le traversate da rifugio a rifugio nel Silvretta e alla Wildspitze; e che dire del Bianco dai Grand Mulets, 1800 m di dislivello e 12 ore di marcia previste proposto da alcune agenzie di guide? In Svizzera addirittura esistono chilometri di itinerari battuti e segnalati, con buona pace del lato avventuroso… Soprattutto nei paesi in lingua tedesca tanta, tanta gente si avventura in alta montagna con le racchette: molti le usano per salire e scendere, molti altri solo in salita per poi scendere con la tavola, rifugisti competenti suggeriscono itinerari e segnalano le condizioni della neve e delle tracce, tante guide alpine in giro con gruppi di clienti, libri e riviste dedicati all’argomento…

E in Italia? Anche qui il numero degli appassionati è cresciuto parecchio, basta dare uno sguardo – ancor prima che in montagna – in un qualsiasi negozio di articoli sportivi, in libreria, sui cataloghi di guide e località di soggiorno per rendersene conto. La differenza è che da noi ancora in pochi si spingono con le ciaspole in ambiente di alta montagna, oltre la fatidica quota 3000, in quello che è il regno incontrastato degli sci-alpinisti. Inoltre nell’ambiente sono diffusi perplessità e scetticismo da parte di molti gestori di rifugi, per non parlare dello stupore (e di qualche sfottò) degli sci-alpinisti, convinti che il terreno delle racchette non possa andare oltre la stradina forestale nel bosco di abeti. Eppure chi ama la montagna e per qualche motivo non pratica lo sci-alpinismo (ginocchia pericolanti, acclarata imperizia sugli sci…) non può non sentire il richiamo della montagna nella sua magica, incantata veste invernale d’alta quota. Sicuramente gli sci restano il mezzo migliore, qualche volta l’unico, per muoversi in alta montagna, dato che la discesa – oltre a costituire il lato divertente della gita – è anche un modo per contenere i tempi di marcia e una via di fuga rapida in caso di arrivo del maltempo, tutte cose che le ciaspole non offrono. Ciò nonostante, per alcune salite di impegno modesto, il fascino e la bellezza dell’ambiente, la scarsità di pericoli e l’entusiasmo di chi le percorre sono tali da suggerire di provare almeno una volta questa attività ai non sciatori. C’è poi anche un discorso di sicurezza: in questi tempi grami per i ghiacciai, che in estate si presentano sempre più sofferenti, con zone crepacciate talvolta inaccessibili o seraccate a rischio, una salita invernale – primaverile può offrire condizioni migliori, oltre che più spettacolari.

EQUIPAGGIAMENTO, CONSIGLI
Qualche piccolo avvertimento, magari superfluo: trattandosi di itinerari invernali in alta montagna non vanno assolutamente sottovalutati, né in termini di equipaggiamento né di conoscenze di base della montagna. Per quanto riguarda l’attrezzatura, anzitutto, le racchette: scartare quelle senza lame continue (indispensabili per i traversi) o comunque con scarsi “ramponi” e quelle eccessivamente ingombranti, nonché -e sono tanti- i modelli con chiusure e regolazioni cervellotiche. (Le più semplici, le più funzionali in alta quota sono a mio parere quelle della MSR, senza paragoni: si può dire o è pubblicità?) ARVA, pala e sonda non dovrebbero di norma mancare, talvolta possono fare comodo i ramponi; su ghiacciaio anche in condizioni ideali una corda va sempre portata e molto spesso usata (il peso distribuito sulla racchetta non dà le stesse garanzie di tenuta su un ponte di neve di quello sugli sci, naturalmente…).
Quanto alle conoscenze, devono essere sia quelle di un alpinista che conosce la progressione su ghiacciaio, sia quelle di uno sci-alpinista, che consulta i bollettini valanghe e sa “leggere” le condizioni della neve. La qualità della neve e la presenza o meno di tracce sono decisive, molto più che nello sci: senza impronte o con neve non trasformata, per capirci, con le ciaspole in alta montagna non ci si riesce letteralmente a muovere. Questo fa del periodo febbraio – aprile il momento migliore per le salite proposte.
Un normale escursionista, quindi, deve necessariamente fare un salto di qualità, senza pensare di fare una normale ciaspolata, semplicemente un pò più in alto. Se non ci sente sicuri o si intendono imparare i “fondamentali”, quindi, conviene affidarsi a una Guida Alpina.

DUE PROPOSTE PER INIZIARE
Ecco un breve, modesto elenco di itinerari d’alta montagna fattibili con le ciaspole. Mi limito a descrizioni sommarie, dato che si tratta di suggerimenti; descrizioni più esaurienti sulle innumerevoli guide in commercio.

Punta d’Arbola
Salita a una delle più belle cime della val Formazza senza troppi problemi se il ghiacciaio è in buone condizioni; qualche pericolo di valanghe nei pressi del rifugio: pista generalmente sempre presente, molti sci-alpinisti in zona, vasto panorama: da fare. Da Valdo (1279 m) al Rif. Margaroli (2196 m, 2.30 h con la seggiovia, un’ora in più senza); dal rifugio alla vetta (3235 m) altre 3 ore, almeno altre 4 per la discesa.

Punta di Galisia
Vetta facile ma non banale, in ambiente grandioso al cospetto dei 4000 valdostani, con breve avvicinamento al rifugio e lunga salita non esente da crepacci almeno fino al confine con la Francia (generalmente qui transita una traccia sempre ben marcata e sicura). Da affrontare preparati e con buone condizioni della neve. Rhemes / Thumel (1879 m) – rif. Benevolo (2285 m) 1.30; rifugio – Punta Galisia (3346 m) 4 h; almeno altrettante per tornare a Rhemes.

Lorenzo Naddei
(Accompagnatore di media montagna del Collegio Regionale Guide Alpine Lombardia, www.guidemk.it)

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