«Deve essere unico, memorizzabile, semplice, comprensibile da tutti e che
abbia qualcosa che ricordi le nostre montagne e il concetto di "Sistema
Italia"». Sono state più o meno queste le indicazioni fornite al designer milanese Maurizio Milani a cui è stato dato mandato di realizzare il marchio.
Una, due, tre, quattro settimane di silenzio. Non una domanda, neppure
uno schizzo, e la nostra impazienza cresceva. Ma alla
fine, eccolo: diretto, unico e indiscutibile. Così ci è stato presentato il
prototipo che è stato subito accettato, senza modifiche o dubbi.
Che dire, un attimo di stupore e poi a scoprire i mille livelli di
lettura che il nuovo logo ci proponeva.
Prima immagine che abbiamo colto: il triangolo, rappresentazione stilizzata di una montagna ed elemento
simbolico. Il triangolo equilatero esprime, infatti, la divinità,
l'armonia, la proporzione; secondo l'opinione di Platone, nel Timeo,
rappresenta anche la terra.
Poi abbiamo notato che la base del triangolo era costituita dai colori
della bandiera italiana. A crescere l'alternanza di sfumature
differenti rappresentava il cambiamento dell'ambiente col variare
dell'altitudine, fino a giungere al quasi bianco dei ghiacciai della
vetta.
L'attenzione è stata presa successivamente dall'effetto "porta" che il
colore bianco aveva sull'insieme della piramide, come una sorta di
ingresso in una casa che può accogliere e proteggere simbolicamente chi
opera sotto la sua protezione.
Ci siamo focalizzati infine sulla scritta, in verticale, del marchio
Montagna made in Italy. Magari non leggibile
facilmente, soprattutto se il logo viene visto velocemente o in piccolo
formato, ma la cosa è marginale. Rappresenta comunque la strada di
accesso alla porta di cui sopra e, magari, con il triangolo soprastante ricorda, in modo stilizzato,
una conifera delle nostre montagne.
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