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Deve il nome a chi diresse i lavori di costruzione, tale Leonardo Ximenes. Siamo nella metà del Settecento, più precisamente tra il 1766 e il 1776.

Allora non si impiegavano tempi infiniti per costruire una strada… Eppure si trattò di una delle più imponenti imprese costruttive pubbliche del periodo leopoldino, che richiese grandi capacità di progettazione. La Strada Ximeniana, l’odierna strada statale 66, ancora oggi offre la possibilità di attraversare territori interessanti, dal punto di vista escursionistico e naturalistico ma anche da quello architettonico…
Al passo dell’Abetone si individuano facilmente le due piramidi fatte costruire sul confine tosco-modenese nel 1777, a conclusione dei lavori della strada che interrompeva la fitta selva di abeti e faggi che ricopriva il monte. Essa consentiva collegamenti più rapidi con il porto di Livorno, e rivestiva quindi un’importanza sia militare che economica.
Tra le opere più importanti della strada progettata dal gesuita Ximenes, il ponte sul torrente Sestaione. Distrutto durante la Seconda Guerra Mondiale, fu ricostruito nel 1948 dall'architetto Alidamo Preti, nello stesso luogo e sulla base dei disegni di Ximenes. Una lapide posta sulla fontana nei pressi del ponte ricorda l'ammirazione del Granduca Pietro Leopoldo di Lorena per quella costruzione così ardita. Anche il ponte sulla Lima, sempre compreso nel medesimo progetto, era considerato una grandissima infrastruttura per quei tempi.
C’è un luogo che incominciò a morire, o almeno ad essere completamente isolato, con la partenza dei lavori della strada Ximeniana. Si tratta del piccolo paese sotto la vetta del Libro Aperto, Rivoreta: per secoli è stato sulla traiettoria di un percorso che valicava l'Appennino, la nuova strada aprì il varco dell'Abetone e tagliò fuori Rivoreta dalla grande comunicazione. Ora il paesino ha solo 80 abitanti ma merita una visita per la sua particolare storia, tra l’altro qui è nato il Museo della Gente dell’Appennino Pistoiese.
Roberta Folatti
(16 dicembre 2010) |