Campania: una escursione nella leggenda

 

Siamo vicino a Napoli, sul Monte Faito, facilmente raggiungibile in funivia partendo da Catellammare di Stabia presso la stazione della circumvesuviana.
La rapida salita sopra il vasto bosco di castagni e faggi permette di godere di un panorama mozzafiato; lentamente infatti appaiono il golfo di Napoli nella sua scintillante bellezza, il Vesuvio con la sua presenza maestosa e inquietante e la campagna ricca di colline e pianure del solare entroterra.

Dalla cima del monte la visuale si allarga alla costiera amalfitana e alla penisola sorrentina con una vista se possibile ancora più affascinante. Da qui si scende al santuario di S. Michele nelle cui vicinanze si trova la meta della nostra escursione…

Si racconta che al tempo della ribellione di alcuni Angeli contro Dio, l’Arcangelo Michele avesse preso dimora in una grotta, situato alla sommità della collina Castello, mentre l’angelo ribelle Lucifero, trovasse riparo nella bellissima grotta sulla costa del monte Aureo.
Un giorno il Diavolo volle far visita all’arcangelo Michele per prendersi gioco di lui, e lo canzonò alla vista della spelonca in cui abitava, magnificando la bellezza della stalattiti e stalagmiti della propria; per dare maggiore credibilità alle sue parole, sfidò l’Arcangelo Michele a visitare la sua casa.
L’Arcangelo accettò l’invito e visitò la grotta di Lucifero; dovette convenire che era di gran lunga superiore alla propria dimora e pregò Lucifero che gli facesse provare a sedersi sul suo trono.
A questo punto, Lucifero, accecato dall’orgoglio acconsentì e l’arcangelo si accomodò sul suo trono. Una volta insediatosi disse a Lucifero che non l’avrebbe più abbandonato, il che ovviamente provocò l’ira del diavolo.
Spade alla mano si batterono in un accanito duello, ma fu il diavolo ad avere la peggio.
Infatti, lentamente ma inesorabilmente sospinto finì per rotolare giù dalla china fino a fermarsi sopra un duro e compatto macigno.
Colto da una profonda amarezza con enorme sdegno sferrò col suo zoccolo tondo e ferreo un duro calcio alla roccia su cui era seduto.
L’orma del diavolo restò impressa nella pietra ed è ancora oggi possibile vederla in quel posto che viene comunemente chiamato “zampa del diavolo” .

Ogni passante che si accinge a scalare la montagna per ascendere alla grotta del Santo, per non incorrere nelle ire furiose del demonio imbestialito per la sua imbecillità, rispetta la tradizione di raccogliere tre sassolini e deporli nella buca. (Claudio Beltrami)

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