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Un rapporto autentico, profondo e sincero, fonte di ispirazione di numerose opere artistiche e architettoniche.
 Foto: Tomaso D'Incà Levis
E’ quello che Giovanni Michelucci, architetto, urbanista e incisore pistoiese, sviluppò con i monti della propria terra, meta di numerosi soggiorni, più o meno prolungati, che segnarono in modo indelebile la vita dell’artista.
Abetone, Faidello, Cutigliano, Pian di Novello, Pian degli Ontani. Sono solo alcune delle località montane del pistoiese che l’architetto frequentava di consueto e il cui nome compare a margine dei suoi tanti disegni autografi. I paesaggi di questi luoghi hanno spesso rappresentato un vero e proprio rifugio spirituale per l’artista, angoli di meditazione e di rigenerazione che sono stati spesso fonte d’ispirazione del suo lavoro artistico.
Per celebrare la memoria dell’autore, la Fondazione Giovanni Michelucci ha curato la realizzazione di “La Montagna e l’architetto”, mostra che ripercorre i numerosi rimandi alla montagna pistoiese presenti nello scenario creativo ed immaginifico dell'autore. L’esposizione, visitabile fino al prossimo 21 gennaio presso la Biblioteca San Giorgio di Pistoia, si compone di tre nuclei espositivi: le fotografie, i disegni e i progetti architettonici. Le prime sono state scattate da Michelucci stesso durante le sue tradizionali escursioni, e testimoniano l’attenzione dedicata dall’artista agli elementi di osservazione della natura e ai riferimenti culturali.
I disegni hanno invece per tema i luoghi della montagna oppure, pur riguardando altri temi, sono stati realizzati nei periodi di soggiorno di Michelucci sull'Appennino tosco-emiliano. I progetti architettonici, rimasti in realtà irrealizzati, riguardano diverse località della montagna e testimoniano la profondità del rapporto tra l’artista e le comunità della montagna pistoiese. Nel rapporto con la montagna, infatti, Michelucci non perseguiva ambizioni professionali, i progetti riguardanti località dell’Appennino tosco-emiliano furono pochi, nati piuttosto in un rapporto di amicizia con le persone che li avevano richiesti e come atto d’amore nei confronti dei luoghi a lui cari. Durante i suoi soggiorni montani, inoltre, Michelucci continuava a lavorare agli altri progetti in cui era impegnato, traendo dall’ambiente sollecitazioni, spunti e suggerimenti per ripensare e talvolta rimettere totalmente in discussione le architetture e gli spazi immaginati.
(1 dicembre 2011) |